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Settimanale di informazione della diocesi di Chioggia, redazione: Rione Duomo 735 - tel 0415500562 nuovascintilla@gmail.com
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Segnali preoccupanti in economia

Quell’aria di tempesta

Si approssimano nubi piuttosto fosche: i segnali ci sono, ma si finge di non vederli

italia-recessione-640x342In mare c’è quel momento in cui le onde s’increspano, il vento si alza, l’aria cambia odore, pure i colori iniziano ad alterarsi. L’occhio non allenato non capisce; quello esperto avverte che sta arrivando una tempesta. Meglio mettersi al riparo.
Ecco: ci sono segnali nell’economia italiana che fanno increspare le onde. Uno su tutti sta togliendo il sonno agli occhi esperti di chi governa l’economia italiana, non solo dal lato politico ma pure da quello finanziario e bancario. Negli ultimi mesi sono spariti dalla circolazione un centinaio di miliardi di euro. Soldi stranieri investiti prevalentemente in titoli di Stato italiano, o in azioni e obbligazioni tricolori. Soldi che non vengono reinvestiti qui e che, piano piano, stanno ritornando a casa, verso lidi più sicuri.

C’è qualcosa che spaventa questi capitali? Certo, solo che non la vogliamo vedere: siamo voltati dall’altra parte. Si tratta di un debito pubblico mostruoso che è rimasto tale e quale nonostante da qualche anno la Bce stia “coprendo” i debiti pubblici denominati in euro, acquistandoli massicciamente e quindi tenendo i tassi d’interesse degli stessi al minimo. Nel 2018 la pacchia finirà. Ecco: nel frattempo avremmo dovuto abbassare il debito e fare quelle riforme strutturali che ci permettessero di continuare in un percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici. Tempo sprecato.
All’orizzonte italiano, poi, si profilano forze politiche che addirittura propugnano l’uscita dall’euro e che ad oggi guidano i sondaggi elettorali. Inutile dire (a chi non lo vuole sentire) che l’uscita dall’euro sarebbe una catastrofe solo per l’Italia.
Quindi il combinato debito altissimo e intonso-politica che non lo affronta (anzi!) determina quell’aria da tempesta che impaurisce i soldi. Che non puzzano ma certo sono assai timorosi di finire in brutte acque. E hanno una memoria elefantiaca, anche se non occorre andare molto in là con i tempi per ricordare cosa è successo in Grecia: cause e conseguenze.
Infine preoccupa l’atteggiamento generale, la mancanza di allerta nell’opinione pubblica italiana sulla situazione che sta vivendo. C’è infatti una data precisa in cui i saldi tra entrate e uscite degli investimenti sono diventati negativi, accelerando poi nel corso del 2017 la corsa al segno meno: il 4 dicembre 2016, quando è fallita la riforma costituzionale voluta dall’allora governo Renzi. Segnale che all’estero è stato interpretato in duplice modo: il cammino delle riforme – già controverso e discutibile – si arenava; arenatosi, quasi sicuramente non si sarebbe più ripreso vista una situazione politica instabile e tutta protesa verso l’appuntamento elettorale. Infatti.       (Nicola Salvagnin)