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Ritratto all’invidia

Rubrica

Costume e società

Ritratto all’invidia

Paragoni, sicurezze e atteggiamenti. Per guardarsi le spalle 

ritratto dell'invidioso errante (Paolo Menon, 2011, ispirato al canto XIV di Purgatorio di DanteTutti almeno una volta nella vita siamo stati pesantemente invidiati da qualcuno. E non per i venti minuti d'interrogazione perfetta o per l'istante fortunato che ci ha permesso di arrivare per prime di fronte all'unico paio di scarpe carine rimaste ai saldi che qualcuna aveva tenuto d'occhio per l'intera stagione, mentre noi le compriamo solo per avere qualcosa di nuovo. L'invidia in questione dura mesi, anni, perfino tutta la vita, e ne sono state vittime anche gli insospettabili, quelli che vivono la loro esistenza in modo tranquillo, facendo un lavoro normale, trascorrendo le vacanze a casa, vestendosi negli outlet e prenotando al thailandese giusto quando c'è un compleanno da festeggiare. Se lo venissero a sapere la loro reazione oscillerebbe tra lo sconcertato e il dispiaciuto: "Ma chi, io? E da chi? ...ma soprattutto perché?". Probabile che segua anche una risata da parte di chi crede di aver avuto l'ennesima conferma di quanto possa essere imprevedibile, assurda e complicata da comprendere la mente umana. Ma per l'invidioso non è così. Per lui invidiare chi si crede immune da invidia è naturale, anzi, si stupirebbe se gli altri non comprendessero. Il principio è lo

 

stesso che regola il comportamento altezzoso e da superdonna di quelle ragazze che si sentono dee senza averne motivo: non sono belle, non sono intelligenti, non sono ricche. Eppure camminano una spanna sopra alle altre, risultando spesso ridicole, ma la loro sicurezza è comunque disarmante. C'è chi dice che l'importante è esserne convinti, ecco, loro lo sono. Come gli invidiosi, i quali, se interpellati, elencheranno decine di caratteristiche fisiche e caratteriali e altrettanti aspetti della vita privata e lavorativa della persona invidiata che voi neppure avevate preso in considerazione. E saranno talmente convincenti da farvi riflettere sulle vostre priorità. Nel frattempo è bene guardarsi le spalle perché, se l'invidioso si sbocconcella il fegato, l'invidiato, qualora dovesse accorgersi della situazione, non se la passerebbe meglio quanto a stress sentendosi sempre osservato e sotto tiro. Fortunatamente l'invidia è un sentimento che rende chi lo prova ben riconoscibile. L'invidioso non guarda mai negli occhi la persona che invidia perché non riuscirebbe a sostenere il suo sguardo, soprattutto se si tratta di un collega o, peggio ancora, di un caro amico. Inoltre evita ogni contatto fisico come strette di mano, baci, e, solo se costretto, si sforzerà di appoggiare la propria guancia su quella altrui. Adotta, in breve, quello che gli psicologi definiscono "atteggiamento evitante". È sempre formale e poco spontaneo, talvolta sarcastico e non si espone mai troppo in prima persona, neppure quando critica gli altri. Tende a riempire di complimenti la persona che invidia per poi inondarla di critiche quando non sarà presente. Proprio un bel tipo, l'invidioso. Certo non da invidiare. (Rosmeri Marcato).

Nella foto: "Ritratto dell'invidioso errante dantesco", scultura in grès patinato, filo d'ottone, 38x18 cm, 2011, opera di Paolo Menon, giornalista e artista di origini polesane (nato a Villanova del Ghebbo - RO): l'autore, attivo fin dagli anni '70 con riconoscimenti e mostre in varie parti del mondo, attualmente vive e lavora a Perego (LC) in alta Brianza.

 

dal numero 24 del 16 giugno 2013

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