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Il “sentire comune”

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Il “sentire comune”

Condividere la fede: è importante, anzi vitale, per il prete come per ogni cristiano. Non è vero che la prima soddisfazione di un prete è quando la gente risponde alle sue proposte e alle sue iniziative. Non basta misurare il numero dei partecipanti a una celebrazione o a un incontro. Né basta avere buoni collaboratori per le iniziative pastorali. Certamente è impossibile organizzare una festa o impiantare un progetto di ristrutturazione della chiesa o delle opere parrocchiali senza la condivisione dei parrocchiani, dal Consiglio Pastorale a quello degli affari economici, fino alle forme della più ampia partecipazione dei fedeli. Non bastano però le persone che condividono le idee e si prendono cura dell’attuazione dei progetti, educativi o liturgici o caritativi che siano. È bello condividere la preparazione dei canti a Natale, ma è più grande il mistero che li attraversa; la liturgia vale per il suo contenuto, e la buona forma esteriore è la strada per entrarvi. Il bisogno primo, dunque, è poter condividere il mistero cristiano stesso, cioè la fede e l’amore a

Cristo. Non solo è decisivo per superare la solitudine esistenziale, ma assai di più costituisce il vero obiettivo e il vero esito di una vita impostata per edificare la Chiesa. Questo ‘sentimento di comunione’ accade come per centri concentrici. Un primo livello, ampio e generico, si può constatare in quella partecipazione e rispondenza che avviene in una celebrazione liturgica o in un incontro nel quale le persone sono presenti in modo non formale. Lo si riscontra anche in quell’accoglienza cordiale che il sacerdote riceve nella regolare visita alle famiglie: si ha la percezione di vivere in un ambiente non estraneo ma familiare. Ma accade per grazia di percepire un livello anche più intenso di vibrazione della fede. La solitudine viene risolta non da un’intesa bonaria o da una battuta amichevole ma quando, nello scorrere della vita, dentro l’amicizia e il dramma, dentro a gioia e il dolore, si incontrano persone ‘con gli occhi fissi verso Gesù’. Queste costituiscono la vera compagnia cristiana. Allora si è resi partecipi di una memoria comune: non solo quando si sono vissuti insieme gli stessi fatti, ma anche quando, vivendo situazioni e accadimenti diversi, si cerca e si domanda la stessa Presenza. È un ‘sentire comune’ che fa gustare la familiarità della fede non solo con gli antichi compagni di cordata, ma anche con qualsiasi persona in cui ci si imbatte sulla strada della vita. Nella condivisione della grazia, è moltiplicata la gioia. (don Angelo)

 

 

dal numero 5 del 3 febbraio 2013

nuovascintilla editrice

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