Differenziata da incubo

COSTUME E SOCIETA'
Differenziata da incubo

Etichette poco chiare o assenti complicano le scelte di smaltimento del consumatore

L’ambiente preoccupa molto gli italiani. Per ogni inquinatore che abbandona a terra l’involucro della cannuccia per il succo di frutta c’è una signora che sceglie di fissare l’acconciatura con la lacca ecologica, dal puzzo terribile ma che rispetta la natura.

E per ogni ragazzino mandato dalla mamma a lasciare il sacchetto dei rifiuti tra un cassonetto e l’altro c’è una persona che le regole della raccolta differenziata vorrebbe impararle, anche se sarebbe più opportuno considerarlo un dovere, soprattutto per coloro che vivono in città particolarmente severe e che al minimo errore infliggono multe salate. Così, con entusiasmo o senza, ci si documenta, si leggono i depliant forniti dal comune e ci si sforza di memorizzare le varie diciture che dovrebbero essere presenti sulle confezioni e i componenti delle stesse che dovrebbero essere scritti in modo chiaro. Dovrebbero, ma spesso non lo sono. Secondo alcuni è per questa ragione che gli italiani fanno errori di differenziazione: le confezioni dei prodotti non riportano indicazioni chiare sulla composizione e quindi in molti casi ci si trova di fronte a due categorie di rifiuti senza sapere quale scegliere. Qualcuno, di tanto in tanto, si assume l’incarico di compilare una lista di beni alimentari e non distinguendo quelli dotati di indicazioni per lo smaltimento chiare da quelli che lasciano al consumatore fin troppa libertà di interpretazione. Anzi, spesso ci vuole fantasia pura, perché le indicazioni sono del tutto assenti. Inoltre intuire l’elenco dei prodotti incriminati non è facile come si pensa, non basta ragionare di logica e neppure per analogia di prodotto: l’acqua minerale ne è un esempio. Alcune marche hanno nell’etichetta indicazioni complete e chiare riguardo il materiale di cui sono composte, altre no, e non si capisce il perché di questa mancanza e, soprattutto, se possano essere catalogate come le colleghe più esaurienti. Un altro dubbio ancora più grave non tarda a venire: le bottiglie contengono forse una percentuale di materiale nocivo che è opportuno omettere nell’etichetta? Tra gli alimentari dall’etichetta inutile ci sarebbero le vaschette pronte di un noto prosciutto crudo, quelle di un’altrettanto nota marca di pollo e il barattolo della più celebre crema spalmabile alla nocciola. A far rimanere il pranzo o la cena sullo stomaco contribuiscono anche le penne a sfera a tre lettere e alcune marche di dvd. Per quel che riguarda questi ultimi due prodotti la confusione è causata dal fatto che le indicazioni di smaltimento riguardano solo l’imballo, la scatola di cartone che li contiene, la penna e il dvd invece non hanno un posto chiaro di collocazione, e come loro i pennarelli indelebili, i dentifrici e molto altro. La nebbia è fitta e non tende a diradarsi, ma non è certo per confusione che le mamme inquinatrici mandano i figlioletti a seminare la spazzatura per la città. Loro a capire le etichette non ci hanno neanche provato.

 

 

Rosmeri Marcato

 

dal numero 32 del 5 settembre 2010